La cosiddetta tecnica del Redscale consiste nell’inserire la pellicola a colori al contrario nella macchina fotografica, in modo che la luce non cada sullo strato sensibile dell’emulsione ma sia filtrata dal supporto della stessa. Data la variabilità del supporto a seconda del tipo di pellicola e del suo fabbricante, ciò conduce ad una filtratura che, pur avendo una base vistosamente di colore rosso, conduce ad effetti variabili.
Con le pellicole a lastra è facile farlo, è infatti sufficiente inserire la lastra a lati invertiti nel portalastra. Con le pellic0le in caricatore, come le 35 mm, è invece necessario ribobinarle al contrario. In rete si trovano ottimi tutorial: in italiano (purtroppo senza più le illustrazioni) e in inglese. E’ sufficiente una stanza oscurabile per poter riavvolgere al contrario una pellicola a colori.
Essendo stata riavvolta al contrario la pellicola, ovviamente quanto si fotograferà apparirà al contrario, come riflesso in uno specchio.
Ah, è meglio avvisare il laboratorio, soprattutto per via del fatto che la pellicola è stata da voi attaccata al rocchetto con del nastro adesivo, prima che pezzi del nastro finiscano nei bagni di sviluppo.
Personalmente tendo a sovraesporre di uno stop quando uso questa tecnica, per avere le ombre un pò più leggibili.
Nulla vieta di usare anche altri tipi di pellicola (es. diapositiva) e mescolare la tecnica del redscale ad esempio con quella del cross processing, ovvero lo sviluppare la pellicola in bagni destinati ad altre (es. pellicola per stampe a colori sviluppata in E-6, il procedimento per le diapositive).
Un’ulteriore variante di questa tecnica, letta da me su di un vecchio numero di Tutti Fotografi (nel quale un fotografo illustrava la sua tecnica di simulazione della pellicola ad infrarossi, utilizzando una Ilford Delta 3200 avvolta al contrario e con il seguente accorgimento), consiste nell’avvolgere un foglietto di alluminio da cucina (es. Domopack, per intenderci) sul pressapellicola. L’alluminio rifletterà parte della luce sull’emulsione, dando un particolare effetto.
Qualche lettore del blog mi ha chiesto come fare a farlo. E’ molto semplice, più facile a farsi che a dirsi.
Nota: il procedimento non è realizzabile nelle fotocamere con il pressapellicola aspirante, come la Contax RTS III. In ogni caso non mi assumo responsabilità per eventuali danni, quel che fate è a vostro esclusivo rischio e pericolo
Aprite il dorso della fotocamera. Il rpessapellicola è quella parte in metallo (o in ceramica, come in alcuni modelli Contax) situata su molle o dispositivo ammortizzanti che in figura è indicata dalla punta delle forbici. e che serve per mantenere piatta la pellicola evitando che si incurvi.
Misurate il pressapellicola: nella mia Yashica FX-3 Super 2000 le dimensioni sono di circa 6 x 4 cm.
Ritagliate un pezzo di alluminio da cucina in dimensioni leggermente più grandi rispetto a quanto misurato. Un centimetro/centimetro e mezzo in più è sufficiente.
Avvolgete l’alluminio, lasciando il lato più opaco sotto, sul pressapellicola.
Aiutatevi con le forbici per “rimboccare” l’alluminio sotto il pressapellicola da tutti i lati, avendo cura che sia ben teso e non faccia rilievi che potrebbero rigare la pellicola.
Al termine del lavoro la vostra macchina fotografica si presenterà così. Potete cercare di lisciare ulteriormente l’alluminio.
E’ possibile provare anche una piccola variante, semplicemente appallottolando l’alluminio prima di avvolgerlo, in modo che la superficie sia più rugosa e di conseguenza la riflessione della luce abbia una maggiore casualità direzionale.
Ora non resta che caricare la pellicola ed uscire a scattare…

